Venerdi, 21 agosto
2009
Vacanze di lavoro per Silvio Berlusconi. Lui, che potrebbe spassarsela per mille anni “stravaccato” nei
migliori posti di villeggiatura, ha passato il pomeriggio di ferragosto in
visita dei cantieri nell’area terremotata d’Abruzzo. Non vi e’
stato giorno che non sia stato coinvolto in impegni istituzionali in Italia e
all’estero. Il poco tempo “libero”, rimastogli a disposizione, l’ha trascorso con i figli ed i
nipoti, come se
qualcuno gli avesse portato all’orecchio il suggerimento contenuto nel mio
articolo del 26 giugno. In estate (particolarmente in agosto)
l’Italia sembra fermarsi. I giornali sarebbero vuoti se non scrivessero delle “agostane”
provocazioni di Umberto Bossi.
Alcune vere e proprie “cavolate”. Chi segue da anni la politica sa
che il “senatur”
scegli sempre questo periodo per mettersi “furbescamente” in evidenza: lo fa per
tenere alto l’entusiasmo dei suoi elettori. Poi, a fine estate, si acquieta
consapevole che le decisioni finali le prende sempre Berlusconi. E’ una
polemica surreale quella suscitata sulle “gabbie salariali”. L’opposizione, per pura
demagogia, ha tirato fuori questa brutta, vecchia e superata espressione. Non
si tratta altro, invece, che della
riforma del modello contrattuale ampiamente condivisa dai
sindacati, Confindustria e governo, ma anche da esponenti riformisti del Pd,
come il giuslavorista e senatore Pietro Ichino. E’ chiaro
che se la si chiama “gabbie salariali” ci riporta agli anni 50’:
qualcosa di stravecchio e sepolto.
In Italia le riforme si incagliano spesso sullo
scoglio di qualche parola “tabù”,
parole che non si possono dire, parole maledette. Il risultato è che tutto il
dibattito politico gira intorno ai vocaboli. Una polemica montata “sul nulla”, ha
dichiarato Berlusconi: “Non
e’ mai stato parlato di gabbie salariali”.
Altrettanto surreale la polemica sulle “ronde”, un’dea innocua.
Guardie civiche, dei liberi cittadini dei comuni, che si organizzano per
difendere le strade della propria città. Non sono armati, guardano soltanto. Magari non risolvono il problema, ma una mano di
aiuto la daranno sicuramente.
L’opposizione insiste nel chiamarle “ronde”, per far scatenare la fantasia: manganelli ed
olio di ricino come nel ventennio. Fantasia malata di troppa
gente che non ha mai vissuto in una dittatura. Si grida al regime, ma le “ronde”, poi, le fanno
anche i sindaci di sinistra. E’
l'assurda confusione che monta una sinistra ormai finita e allo sbando.
Come quando Berlusconi, qualche giorno fa, ha detto che la Rai non deve attaccare maggioranza e
opposizione. Cosa c’era di scandaloso?
Il servizio pubblico, pagato da tutti, non può essere partigiano. Ma poi le parole sono state “tagliate e rimodellate” per far credere
che Berlusconi vuole una Rai
che non riporti notizie scomode per il governo. E’ assurdo che il futuro
rimanga incagliato nel passato in una ragnatela di parole “tabù”. In
estate, dicevamo, chiudono le scuole, perfino il Papa va in vacanza e non
possono fare altrimenti i parlamentari italiani che si prendono ben 45 giorni di “vacanze”. Ma in realtà
le vacanze dei parlamentari durano dall’avvio della legislatura. Anzi, i nostri
“rappresentanti” non
sono in ferie: sono già in
pensione. Pensionamento anticipato perché le due Camere hanno
ormai una funzione puramente “ornamentale”. Le ore medie lavorative “mensili” dei senatori
sono circa 29 ore e 13 minuti. I deputati un po'
di più: 68 ore “in un mese”. Sembra un’eterna vacanza anticipata.
Pagata però profumatamente: fra 329
e 489 euro all'ora i
senatori (dipende dall'assunzione o meno di portaborse per cui
percepiscono comunque i soldi). I deputati poco meno: 201 euro l'ora. Pagati
fra i 200 e i 400 euro all'ora di lavoro, i
cosiddetti “rappresentanti
del popolo” si sono giustificati tutti spiegando di avere cose
più importanti da fare che essere presenti in Parlamento. Quindi
le Camere hanno chiuso per ferie. Le città si svuotano, le autostrade si
riempiono e i caselli “incassano”.
Gli italiani, popolo di viaggiatori,
santi ed eroi, fanno le valigie e vanno alla ricerca di un po’
di refrigerio, chi al mare e chi in montagna: crisi o non crisi, la vacanza e’
sacra. Milioni di italiani sono
partiti per le vacanze. Vacanze? Ovvero una fuga dalla
realtà, da una politica più dedita alla ricerca dello “sputtanamento” del premier, e quindi dell’Italia,
che alla ricerca delle soluzioni condivise ai problemi quotidiani del
popolo. Gli italiani vanno in vacanza con la speranza di ritrovare, al loro
ritorno, una classe politica riposata, più brillante e concreta. Si spera che
comprenda che di Noemi, Patrizia, tombe fenice e passatempi
vari di Berlusconi al
cittadino medio poco importa. Gli
importa, invece, che i soldi pubblici
vengano spesi bene, che i servizi abbiano un livello
qualitativo accettabile e che i “privilegi” delle varie “caste” non prevalgano sull’interesse di tutti.
Gli Italiani vogliono certezze:
un governo che governi ed un’opposizione che faccia
politica, e non incentri il suo operare sulla calunnia e la maldicenza.
Gli italiani vorrebbero un’informazione che informi, che faccia una critica
costruttiva e non un’informazione vista dal “buco della serratura”. Alla ripresa
dell’attività ci si augura una maggiore concretezza da ambo le parti. Dal Governo si vogliono fatti e
riforme. Dall’opposizione
idee, basta con la loro lotta intestina che porta alla loro distruzione.
Per una giusta dialettica democratica l’opposizione deve essere forte e coesa. Da Settembre conteranno solo i fatti.
E proprio i fatti dovranno essere raccontati dai media. Non più illazioni,
non piu’
articoli sul si dice, si mormora, si vocifera cioè sulle chiacchiere. Gli
articoli, su presunte intercettazioni e fotografie compromettenti, dovranno
lasciare spazio a quelli sui fatti, sulle inchieste come quelle di Bari e sui problemi veri. L’Italia
deve diventare un Paese “normale”,
veramente democratico,
concreto,
onesto
e giusto.
Non ci e’ dato sapere come stanno trascorrendo le “vacanze” i "due" nostri rappresentanti
(diciamo cosi’), alias Nino Randazzo
e Marco Fedi. Non ci e’ pero’ sfuggito l’articolo della
giornalista Natasha Bita
apparso a pagina 3 su “The
Australian” il 20 luglio scorso. Risulta subito evidente che la giornalista e’ all’oscuro
della politica italiana, altrimenti
non avrebbe dato credito alle dichiarazioni dei “due”. Sono veramente ridicole, da far
sganasciare dalle risate tanto sono fuori dalla realtà, le esternazioni di Randazzo per la possibile chiusura dei consolati di
Adelaide e Brisbane. Randazzo
sostiene che Berlusconi
avrebbe deciso di chiuderli per “vendetta” politica. Si vendicherebbe con gli italo/australiani perché non l’hanno votato nelle
elezioni del 2006 e
del 2008 mandando in
parlamento due rappresentanti della sinistra. I dati elettorali smentiscono
senza equivoci Randazzo. Se
il centrodestra nel 2006
si fosse presentato unito, invece di piu’ liste, avrebbe vinto le elezioni.
Tanto e’ vero che Randazzo e Fedi furono eletti con appena il 48,6%. Nel 2008 sono stati ancora una volta “graziati” dal
centrodestra. Un’aspra “disputa”
interna accesasi per la selezione dei candidati, ha determinato la mia
espulsione dagli Azzurri da parte dei due “irresponsabili” Barbara Contini e Marco Zacchera. Decisi cosi’ di fare campagna elettorale a favore dei “due” contro i candidati
del Pdl che, francamente, erano del tutto non idonei (escluso Salvatore Cristaudi
del Sud Africa). Conservo ancora le
e-mail di ringraziamento dei “due”. Presi dall’entusiasmo e sollevati dallo
scampato pericolo, me le inviarono non appena appresero di essere stati
riconfermati. Pensate
che regalo milionario ho fatto ai “due”! La chiusura di
alcuni consolati in tutto il mondo, non e’ una
decisione personale di Berlusconi.
E’ si al corrente, ma non nei dettagli di come stia
effettivamente procedendo il Ministero degli Esteri. La verità e’ che, anni fa, il governo italiano aveva incaricato uno
studio per ristrutturare la rete diplomatica per risparmiare denaro pubblico, lo studio si concluse nel 2001. E
fu il governo Prodi
ad iniziare le prime chiusure dei consolati (ricordo quella di Atene). Ritornerò
sull’argomento nel prossimo articolo per parlare anche degli “indebiti pensionistici”.
Conosce già la risposta (che e’ negativa) dell’IMPS e del Ministero delle Finanze, ma Randazzo
farà ugualmente delle interrogazioni parlamentari, tanto per illudere e quindi seguitare a prendere per i fondelli i pensionati
italiani. Vi anticipo che la colpa degli addebiti piu’ che dell’IMPS
e’ da addebitarsi ai Patronati.
Giampiero Pallotta
forzaSilvio Inc.
AUSTRALIA
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